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La Psicologia Climatica: Comprendere il Legame tra Crisi Ambientale e Salute Mentale

bolognapsychologis
19 lug
Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 29 ago

La crisi climatica non riguarda soltanto l'ambiente. Sempre più ricerche dimostrano che il cambiamento climatico ha effetti profondi anche sul benessere psicologico delle persone. Accanto agli impatti sulla salute fisica causati da eventi estremi come ondate di calore, incendi e alluvioni, stanno emergendo con sempre maggiore evidenza conseguenze sulla salute mentale. Queste conseguenze colpiscono sia le persone direttamente coinvolte, sia coloro che vivono la crisi climatica attraverso le notizie, l'incertezza sul futuro e la consapevolezza della portata del problema.


Da questa crescente attenzione nasce la psicologia climatica, una disciplina che studia come gli esseri umani percepiscono, elaborano e rispondono emotivamente alla crisi ecologica e climatica. In questo articolo, esploreremo cos'è la psicologia climatica, i suoi principali concetti, cosa dice la ricerca sull'eco-ansia e perché questa disciplina rappresenta oggi uno strumento fondamentale per comprendere il nostro rapporto con il cambiamento climatico.


Che cos'è la psicologia climatica?


La psicologia climatica è un ambito interdisciplinare. Integra conoscenze provenienti dalla psicologia clinica, sociale, cognitiva, ambientale e dalle scienze comportamentali. L'obiettivo è comprendere come la crisi climatica influenzi emozioni, pensieri, comportamenti e relazioni. Non si tratta solo di descrivere il disagio psicologico provocato dalla crisi climatica. È fondamentale anche comprendere i processi mentali che favoriscono o ostacolano l'azione individuale e collettiva.


Negli ultimi anni, questa disciplina ha acquisito crescente rilevanza. Il cambiamento climatico è riconosciuto come una delle principali minacce globali per la salute, compresa quella mentale.


Perché nasce la psicologia climatica?


Per molti anni, gli effetti psicologici della crisi climatica ed del degrado ecologico sono stati considerati un tema marginale, ad eccezione della disciplina meno conosciuta dell'ecopsicologia. Oggi sappiamo che gli eventi climatici estremi possono aumentare il rischio di disturbo post-traumatico da stress, depressione, ansia e altri problemi psicologici. Tuttavia, il cambiamento climatico può influenzare la salute mentale anche senza un'esposizione diretta a un disastro naturale.

Molte persone sperimentano infatti:


  • Preoccupazione costante per il futuro

  • Senso di perdita rispetto agli ecosistemi

  • Rabbia verso l'inazione politica

  • Impotenza

  • Tristezza

  • Senso di colpa


Queste reazioni sono sempre più diffuse e rappresentano uno degli ambiti di studio principali della psicologia climatica.


Il Manuale di Psicologia Climatica della Climate Psychology Alliance

Un contributo importante alla diffusione della disciplina è rappresentato dal Manuale di Psicologia Climatica della Climate Psychology Alliance (CPA). Questo manuale è stato recentemente tradotto in italiano grazie al lavoro delle psicologhe e psicoterapeute Lucia Tecuta, Camilla Gamba e Paola Sabatini.

Il manuale raccoglie il contributo di clinici e ricercatori internazionali. Costituisce una delle risorse divulgative più complete dedicate alla psicologia climatica. L'obiettivo è duplice:


  • Comprendere le risposte psicologiche alla crisi climatica

  • Fornire strumenti concreti per professionisti, educatori, ricercatori e attivisti


Particolare attenzione viene dedicata alle strategie per sostenere le persone che sperimentano crescente ansia climatica e per favorire un coinvolgimento più efficace nell'azione collettiva.


Le barriere psicologiche all'azione climatica


Una delle domande più interessanti affrontate dalla psicologia climatica è semplice solo in apparenza: Se conosciamo il problema, perché continuiamo a fare così fatica ad agire?


Il manuale descrive diversi meccanismi psicologici che possono contribuire all'inazione. Tra questi troviamo la negazione, una difesa psicologica che riduce temporaneamente il disagio minimizzando la gravità della situazione. Accanto alla negazione emerge il cosiddetto disimpegno psicologico, cioè la tendenza ad evitare informazioni sul cambiamento climatico perché troppo dolorose o difficili da elaborare.


Alcuni processi cognitivi possono ostacolare il cambiamento. Un esempio è la catastrofizzazione, che porta a immaginare esclusivamente gli scenari peggiori, aumentando paura e senso di impotenza. Infine, il manuale approfondisce il concetto di impotenza appresa, ovvero la convinzione che nessuna azione individuale possa realmente incidere sulla crisi climatica.


Comprendere questi processi è fondamentale. Ci permette di sviluppare strategie di comunicazione più efficaci e promuovere comportamenti sostenibili.


Eco-ansia: quando la crisi climatica diventa un'esperienza emotiva


Tra i concetti più noti della psicologia climatica troviamo l'eco-ansia. L'eco-ansia descrive il disagio emotivo legato alla crisi ecologica e alle sue conseguenze presenti e future. Alcuni autori distinguono tra:


  • Eco-ansia, più ampia e riferita alle preoccupazioni ambientali nel loro insieme

  • Ansia climatica, maggiormente focalizzata sul cambiamento climatico e sulle responsabilità umane


Nella maggior parte dei casi, queste emozioni rappresentano una risposta normale e proporzionata a una minaccia reale. Numerosi studi mostrano che livelli moderati di eco-ansia possono essere associati a comportamenti pro-ambientali, partecipazione civica e attivismo. Quando invece diventano pervasive e compromettono il funzionamento quotidiano, possono contribuire ad aumentare il rischio di sintomi ansiosi o depressivi.

Oltre l'eco-ansia: il concetto di eco-distress


La letteratura scientifica utilizza sempre più frequentemente il termine eco-distress per indicare il disagio psicologico associato alla crisi climatica. L'eco-distress comprende numerose emozioni, già studiate e identificate molto tempo prima nel campo dell'ecopsicologia, tra cui:


  • Eco-ansia

  • Solastalgia

  • Lutto ecologico

  • Senso di colpa

  • Vergogna

  • Rabbia

  • Impotenza


Queste emozioni non sono necessariamente segni di psicopatologia. Possono rappresentare una risposta adattiva alla consapevolezza della crisi ambientale.


I giovani sono particolarmente vulnerabili

Le ricerche internazionali mostrano che i giovani rappresentano una delle popolazioni maggiormente coinvolte. Uno studio pubblicato su The Lancet Planetary Health, condotto su oltre 10.000 giovani tra i 16 e i 25 anni in dieci Paesi, ha evidenziato livelli molto elevati di preoccupazione, ansia e tristezza legati al cambiamento climatico. Molti partecipanti hanno inoltre riferito un forte senso di tradimento nei confronti delle istituzioni, percepite come incapaci di affrontare adeguatamente la crisi. Questi risultati hanno contribuito a riconoscere l'eco-ansia come un tema rilevante per la salute mentale pubblica.

Cosa ci dice la ricerca italiana?


Anche in Italia, la psicologia climatica è un settore in rapida crescita. Negli ultimi anni, sono stati validati strumenti per la valutazione dell'eco-ansia e delle preoccupazioni ecologiche. Questo ha consentito di studiare questi fenomeni anche nella popolazione italiana. Le ricerche mostrano che:


  • L'eco-ansia è associata a maggiori comportamenti pro-ambientali

  • Le preoccupazioni ecologiche influenzano anche le scelte alimentari sostenibili

  • In alcuni casi, possono emergere correlazioni con atteggiamenti rigidi e disfunzionali, confermando la complessità del rapporto tra salute mentale e cambiamento climatico


La psicologia climatica guarda anche alle risorse


Uno degli aspetti più innovativi della disciplina è che non si limita a descrivere il disagio. La psicologia climatica studia anche le risorse che permettono alle persone e alle comunità di affrontare la crisi in modo costruttivo. Tra queste troviamo:


  • Speranza radicale

  • Compassione

  • Identità ambientale

  • Valori personali

  • Senso di comunità

  • Giustizia climatica

  • Partecipazione collettiva


L'obiettivo è aiutare le persone a trasformare emozioni difficili in consapevolezza, resilienza e capacità di agire.

Un modo per gestire le emozioni climatiche difficile lo ritroviamo nell'ecoterapia. Un forma di questa che conduco, si chiama Walk & Talk Therapy. Portare la terapia all'aperto, può favorire non solo un senso di benessere soggettivo grazie al movimento e agli effetti di regolazione emotiva e fisiologica che offre la natura, ma anche maggior connessione col mondo naturale, maggior gratitudine per ciò che rimane e motivazione a proteggere i luoghi che frequentiamo e abitiamo.

Domande frequenti (FAQ)


Cos'è la psicologia climatica?

È una disciplina che studia come il cambiamento climatico influisce sulle emozioni, sui pensieri, sui comportamenti e sulla salute mentale delle persone.


L'eco-ansia è una malattia?

No. Nella maggior parte dei casi rappresenta una risposta comprensibile e adattiva a una minaccia reale. Può però diventare problematica quando è molto intensa e interferisce con la vita quotidiana.


Qual è la differenza tra eco-ansia e ansia climatica?

L'eco-ansia comprende la preoccupazione per la crisi ecologica nel suo insieme, mentre l'ansia climatica riguarda più specificamente il cambiamento climatico e i suoi effetti.


Perché la psicologia climatica è importante?

Perché aiuta a comprendere le reazioni psicologiche alla crisi climatica, a sostenere il benessere mentale e a promuovere comportamenti individuali e collettivi più efficaci.






 
 
 

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