top of page
Lone Desert Tree

Eco-ansia ed Eco-emozioni

Ecopsicologia e crisi climatica: dare spazio alle emozioni ecologiche

Negli ultimi anni la crisi climatica è entrata sempre più nella nostra vita quotidiana. Ondate di calore, eventi meteorologici estremi, incendi, siccità e perdita di biodiversità non sono più notizie lontane, ma realtà con cui molte persone si confrontano direttamente.

Accanto alle conseguenze ambientali stanno emergendo anche importanti effetti psicologici.

Sempre più persone, soprattutto tra i giovani, riferiscono sentimenti di ansia o eco-ansia, tristezza o eco-lutto, rabbia o senso di impotenza quando pensano al futuro del pianeta. Non è raro provare preoccupazione per ciò che potrebbe accadere alle prossime generazioni o sperimentare dolore nel vedere trasformarsi luoghi a cui si è profondamente legati.

Per descrivere queste esperienze sono stati introdotti termini come ecoansia, ansia climatica, lutto ecologico e solastalgia, una parola che indica il disagio provocato dal cambiamento dell'ambiente in cui viviamo e che sentiamo come "casa".

L'ecopsicologia propone un modo diverso di guardare a queste emozioni.

Piuttosto che considerarle un problema da eliminare, invita ad ascoltarle e a comprenderne il significato.

La domanda, allora, non diventa più:

"Come posso smettere di sentirmi in ansia?"

ma piuttosto:

"Che cosa mi sta comunicando questa emozione?"

In molti casi, l'ansia nasce dall'amore per ciò che rischiamo di perdere. Il dolore può essere il segno del legame che ci unisce ai luoghi, agli animali e agli ecosistemi che rendono possibile la nostra vita.

Accogliere queste emozioni non significa rassegnarsi, ma trasformarle in una motivazione per agire, rafforzare i legami con la comunità e sviluppare un rapporto più consapevole con il mondo naturale.

Eco-ansia ed eco-emozioni: comprendere il disagio per trasformarlo in azione

Nell'ambito dell'ecopsicologia, le reazioni emotive legate alla crisi eco-climatica vengono considerate ecoemozioni: risposte naturali che nascono dal legame profondo tra essere umano e ambiente.

Tra queste, l'ecoansia è una delle più diffuse. Si manifesta come una preoccupazione persistente per il futuro del pianeta e per le conseguenze della crisi ecologica e climatica. Pur essendo spesso associata all'ansia climatica, il concetto di ecoansia comprende più in generale il disagio legato al deterioramento dell'ambiente, indipendentemente dalla sua causa.

L'ecoansia non è di per sé una malattia. Al contrario, rappresenta una risposta comprensibile di fronte a una minaccia reale. Quando rimane entro livelli gestibili, può favorire una maggiore consapevolezza e motivare comportamenti coerenti con i propri valori. Diventa invece problematica se genera pensieri continui e incontrollabili, senso di paralisi, forte colpa o sintomi fisici che compromettono la qualità della vita.

Dal punto di vista psicologico, il nostro organismo reagisce alla crisi climatica come farebbe davanti a un pericolo: attiva i sistemi dello stress, preparandoci ad agire. Tuttavia, poiché si tratta di una minaccia globale e complessa, spesso non esiste una risposta immediata. Questo può mantenere il corpo in uno stato di allerta prolungato, alimentando ansia e impotenza.

Le ricerche mostrano che alcune persone possono essere più vulnerabili, tra cui giovani, attivisti, professionisti che lavorano sui temi ambientali e comunità particolarmente esposte agli effetti della crisi climatica. Anche la percezione che le risposte politiche siano insufficienti può intensificare il disagio.

L'ecopsicologia propone di non considerare queste emozioni come qualcosa da eliminare, ma come segnali preziosi. Le ecoemozioni indicano ciò che ha valore per noi: il desiderio di proteggere la vita, il senso di giustizia, la responsabilità verso le generazioni future e il bisogno di sentirsi parte della natura.

Per gestire l'ecoansia può essere utile, innanzitutto, riconoscere le emozioni senza giudicarle. Dietro la paura possono nascondersi tristezza, rabbia, lutto ecologico o senso di colpa. Dare un nome a ciò che proviamo rappresenta già un primo passo verso una maggiore consapevolezza.

Anche il corpo ha un ruolo importante. Tecniche di respirazione, pratiche di mindfulness e momenti di presenza aiutano a ridurre l'attivazione fisiologica dell'ansia e a interrompere i pensieri catastrofici. Allo stesso tempo, è utile limitare l'esposizione continua a notizie allarmanti: informarsi è fondamentale, ma farlo in modo equilibrato evita di alimentare uno stato di allerta permanente.

La condivisione con altre persone rappresenta un'importante risorsa. Parlare delle proprie preoccupazioni, partecipare a gruppi o iniziative locali e sentirsi parte di una comunità riduce il senso di isolamento e favorisce la resilienza psicologica.

Un altro aspetto centrale è trasformare il disagio in azione. Concentrarsi esclusivamente su ciò che non possiamo controllare aumenta l'impotenza; orientare invece le energie verso azioni concrete, soprattutto collettive, restituisce un senso di efficacia. È importante ricordare che la crisi climatica è un problema sistemico: le responsabilità non ricadono sulle singole persone, ma richiedono cambiamenti sociali, economici e politici più ampi.

Infine, riconnettersi con la natura rappresenta una delle strategie più efficaci proposte dall'ecopsicologia. Trascorrere tempo negli ambienti naturali, osservare il paesaggio o semplicemente prendersi cura di una pianta favorisce il benessere emotivo e rafforza il senso di appartenenza al mondo vivente. Non significa ignorare la crisi, ma coltivare un rapporto più equilibrato con essa.

Se però l'ecoansia diventa così intensa da compromettere il sonno, il lavoro, lo studio o le relazioni, oppure è legata al ricordo di eventi climatici traumatici, può essere utile rivolgersi a un professionista della salute mentale.

L'ecoansia è una risposta profondamente umana a un pianeta che cambia. Accogliere le proprie ecoemozioni, prendersi cura del proprio equilibrio psicologico e trasformare la preoccupazione in partecipazione permette di vivere questa sfida con maggiore consapevolezza. L'obiettivo non è eliminare la paura, ma farne una risorsa capace di orientare azioni individuali e collettive verso un futuro più sostenibile.

Per leggere una mia breve guida, clicca qui . Per leggere altri testi che ho pubblicato relativi a ecopsicologia e psicologia climatica clicca qui.

Per fissare un appuntamento per psicoterapia per l'ecoansia, contattami qui.

Fonti:

Bratman G. N., Anderson C. B., Berman M. G., Cochran B., de Vries S., Flanders J., Folke C., Frumkin H., Gross J. J., Hartig T., Kahn P. H., Kuo M., Lawler J. J., Levin P. S., Lindahl T., Meyer-Lindenberg A., Mitchell R., Ouyang Z., Roe J., …& Daily G. C. (2019). Nature and mental health: An ecosystem service perspective. Science Advances, 5, eaax0903–eaax0903.

Brosch, T. (2025). From individual to collective climate emotions and actions: A review. Current Opinion in Behavioral Sciences, 61, Article 101466.

Clayton, S., Manning, C., Krygsman, K., & Speiser, M. (2017). Mental health and our changing climate. APA. https://doi.org/10.1037/e538772017-001

De Jong, A., Harris, S., Costanian, C., & Skinner, H. (2025). Climate cafés as a space for navigating climate emotions: A scoping review. The Journal of Climate Change and Health, 24, Article 100466. https://doi.org/10.1016/j.joclim.2025.100466

Hickman, C., et al. (2021). Climate anxiety in children and young people. The Lancet Planetary Health, 5(12), e863–e873. https://doi.org/10.1016/S2542-5196(21)00278-3

Kasser, T. (2017). Living both well and sustainably. Social Issues and Policy Review, 11(1), 101–149. https://doi.org/10.1111/sipr.12021

Wilson, E. O. (1984). Biophilia. Harvard University Press. https://doi.org/10.4159/9780674045231

© 2025 by Lucia Tecuta, Ph.D. Proudly created by Wix.com

bottom of page